e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Lo spazio di un prigioniero si ingombra della sua ossessione per il cielo, gli alberi, la vita che c'è fuori.
Il suo stesso desiderio diventa il suo tormento.
Percorsa e ripercorsa in mille modi, mille volte, la sua storia si disintegra, la finestra si apre, crolla il castello di ossessioni.
Il racconto si disgrega per la città, portato via pezzo per pezzo dai visitatori della mostra.
Ma c'è un modo per mettersi in contatto, ricostruire il racconto, non dimenticare.
L'allestimento è stato realizzato in collaborazione con Andrea Pitet e Carlo Colombino.
Foto di Fabrizio Esposito www.backlight.it